guerre_algerie_8Il primo novembre in Algeria è l’anniversario della Rivoluzione. Con «rivoluzione» si intende guerra di liberazione dal colonialismo francese. In effetti era nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre 1954 che il Fronte di Liberazione Nazionale proclamava l’inizio della lotta armata. Dando così il via a sette anni terribili di guerra senza pietà che porterà alla morte di centinaia di migliaia di persone, alla partenza di circa un milione di europei e poi alla nascita di uno stato algerino indipendente.

Quando nel 1954 n manipolo di giovani determinati decide di fondare un fronte d’azione e di lanciare la lotta armata, l’allora Algeria Francese era in una profonda crisi.

Dopo la fine della II° Guerra Mondiale, la conferenza dei vincitori a Yalta proclamò la fine del colonialismo (e l’inizio del neocolonialismo, ma questa è un’altra storia). Il mondo doveva cambiare faccia e le potenze coloniali dovevano rinunciare al dominio che avevano su più della metà della superficie del globo. All’inizio degli anni 50 i primi paesi indipendenti di quello che da lì in poi si chiamerà il terzo mondo cominciano ad apparire sulla scena internazionale. L’India, l’Indonesia, l’Egitto… Dopo gli olandesi e gli inglesi. anche la Francia di De Gaulle comincia un processo di decolonizzazione dell’Africa (non ancora finito oggi). Molti paesi africani accedono formalmente all’indipendenza politica. Anche se ogni velleità di indipendenza reale è subito repressa con omicidi politici, complotti, colpi di stato guerre civili. In Nord Africa, La Libia prende la sua autonomia politica, pur sotto pesante controllo britannico, nel 1951, la Tunisia e il Marocco entrano sin dal 1952 in un processo progressivo di accesso all’autonomia politica (che sarà finalizzato nel 1956).

Ma l’Algeria è un caso a parte. Non è un protettorato come il Marocco. Non è nemmeno una colonia semplice come la Tunisia e la quasi totalità dei paesi africani. L’Algeria è il primo punto d’appoggio nel 1830 del colonialismo francese in Africa. Contrariamente a quello britannico avvenuto via mare, è partendo dalla città di Algeri che l’esercito francese si è addentrato in profondità nel continente africano e si è ritagliato la parte del leone.

Sin dall’inizio, in Algeria, si cerca  di creare un vero e proprio pezzo di Francia in Africa. Si radono al suolo le città vecchie del Nord e si costruiscono città nove in stile francese. dopo i soldati e gli amministratori, arrivano centinaia di migliaia di coloni europei, di varie origini: francesi, alsaziani, svizzeri, italiani, spagnoli… Tutti i poveri europei sono i benvenuti in Algeria, e a tutti lo stato offre terra (strappata agli algerini) e mezzi per cominciare una nuova vita. Negli anni 50 il rapporto europei/indigeni era di 1 a 9. Un milione di europei contro 9 milioni di indigeni. 1 milione di cittadini privilegiati con diritto di vita e di morte su 9 milioni di « sudditi della repubblica», sì proprio così, senza diritti, esclusi da tutto o quasi. La democrazia c’era. Ci mancherebbe! Solo che un voto di un cittadino valeva 10 voti di sudditi.

Sin dagli anni 20 gli algerini tentano la via politica per ottenere più diritti. Si fondano partiti seguendo principalmente tre correnti politiche: quelli di sinistra che dal Partito comunista Francese escono e fondano nuovi movimenti, le correnti laiche borghesi, la corrente riformista musulmana.  Tutte e tre i movimenti tentano le vie legali della partecipazione alla vita politica. Ma non incontrano altro che disprezzo, repressione e brogli elettorali.

Dopo i fatti e i massacri del 1945 sia i coloni che i movimenti indigeni si radicalizzano, lo scontro sembra inevitabile.

Negli anni 50 il partito più popolare e più radicale è il Partito del Popolo Algerino fondato nel 1939 da Messali Hadj, ex leader del movimento di matrice marxista Stella Nord Africana (ENA). Ma il leader è ormai vecchio e il partito è invischiato in lotte di potere interne. Mentre la base scalpita vedendo tutta l’Africa prendere l’indipendenza tranne l’Algeria, la direzione è scissa in due correnti che si affrontano qualche volta anche con le armi.

I 6 leader storici del FLN
I 6 leader storici del FLN

Un manipolo di giovani militanti di base (Krim Belkacem, Mostefa Ben Boulaïd, Larbi Ben M’Hidi, Mohamed Boudiaf, Rabah Bitat, Didouche Mourad) stanchi di aspettare fondano un comitato che chiamano Comitato Rivoluzionario per l’Unità e l’Azione che dopo aver fallito nel tentativo di riunire il vecchio partito si auto-nomina Fronte di Liberazione Nazionale il 10 ottobre 1954 e il 1° novembre seguente lancia una serie di attacchi e azioni coordinate accompagnate da una dichiarazione detta “Dichiarazione del 1° novembre 1954″.  La guerra d’Algeria comincia. 

Ne seguiranno 7 anni di guerra feroce. 7 anni di grandi eroismi e di atti di grande vigliaccheria, violenze gratuite, torture, tradimenti, massacri, stupri… Il bilancio sarà molto pesante. La cifra esatta non è mai stata stabilita, ma si tratta probabilmente di centinaia di migliaia, più di mezzo milione da parte algerina, e decine di migliaia da parte francese. Lo stato francese non riconosce per molto tempo l’esistenza di tale guerra e la chiama “Gli eventi d’Algeria”, come se si fosse trattato di semplici disordini di piazza. Solo nel 2012, il presidente François Hollande riconosce ufficialmente la guerra, i massacri e chiede scusa al popolo algerino. 

La guerra finisce con un negoziato di pace, un referendum di autodeterminazione e con l’indipendenza della neonata nazione algerina. Ma le ferite di quella guerra, 60 anni dopo non sono ancora chiuse. 

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