Aiutiamoli a casa loro (prima parte)

Immaginario post (neo) coloniale della dipendenza africana.

Prima parte della comunicazione data alla conferenza dell’AATI (American Association of Teachers of Italian) a Siena il 25/06/2015.

Riso amaro per l’Africa

Il 5 dicembre 1992, sulla spiaggia di Mogadiscio, l’allora ministro francese della salute, Bernard Kouchner, si fa riprendere dalle telecamere delle Tv di mezzo mondo mentre scende da una nave di aiuti umanitari con un sacco di riso sulle spalle.

Bernard Kouchner porta un sacco di riso ai bambini della Somalia
Bernard Kouchner porta un sacco di riso ai bambini della Somalia

La nave, secondo lo stato e i media francesi, contiene riso raccolto dai bambini francesi. In effetti, nelle scuole dell’esagono, durante le settimane precedenti lo sbarco, era stata organizzata una campagna intitolata “Riso per la Somalia”. I bambini francesi sono arrivati, tutti, a scuola con uno o due chili di riso da mandare ai bambini somali. Ma sembra che il riso che arriva alle popolazioni affamate del corno d’Africa non è nei pacchi da un chilo che si vendono nei supermercati. È contenuto nei soliti sacchi da 25 chili degli aiuti alimentari. In ogni caso, lo stato francese non aveva bisogno dell’aiuto dei bambini per riempire un paio di navi di aiuti alimentari. Aveva solo bisogno di fare una mega operazione di propaganda per mascherare un intervento militare in un intervento umanitario. Era l’inizio del concetto di “guerre umanitarie”.

Quella operazione propagandistica ma anche la figura stessa di Bernard Kouchner sono in vari modi simbolici dell’evoluzione dell’immagine dell’Africa nel linguaggio politico e mediatico occidentale Post(neo)coloniale. Medico di formazione, Kouchner è il fondatore di Medici Senza Frontiere e di Médecins du monde, due grosse strutture umanitarie francesi. Viene quindi dalla cooperazione umanitaria per approdare in politica e diventare uno dei principali paladini del “diritto-dovere di ingerenza”. Nozione che ha portato alla quasi totalità degli interventi militari dei paesi della Nato dalla fine della guerra fredda a Oggi.

Poveri loro

Dal dopo indipendenza dei paesi africani si è lavorato a lungo sull’immaginario occidentale (e anche africano) sull’idea che l’Occidente, in particolare, i paesi ricchi, in generale (cioè compresi paesi come le petromonarchie arabe, il Giappone, la corea del Sud…) aiutano l’Africa con miliardi di Dollari ogni anno. A questo immaginario di Africa mendicante, voragine di aiuti esteri e che nonostante il generoso aiuto di tutti va sempre peggio, hanno lavorato gli stati, l’Onu, il sistema bancario, i media e anche le agenzie di solidarietà internazionale.

Per 60 anni ci hanno bombardato di parole e immagini di una Africa che vive a carico del mondo. L’immagine del bambino africano rachitico invade gli schermi del mondo. Invece del lupo cattivo, è il bambino del Biafra che diventa lo spauracchio di chi non vuole finire la sua zuppa: mangia altrimenti diventi come lui.

Partono le grandi operazioni di “solidarietà”, i lanci di cibo dagli elicotteri, le distribuzioni dai camion. Partono i grandi concerti di musica. I giovani vanno ai concerti live a Londra, Parigi e Los Angeles. Si divertono un sacco e sono pure convinti di aver fatto del bene all’Africa.

“We are the world/ we are the children/

We are the ones who make a brighter day/ So let’s start giving

(ritornello di We are the world, scritta da Michael Jackson e Lionel Richie e cantata dalle maggiori star della Pop americana nel 1985)

L’immagine dell’Africa affamata nutre ogni tipo discorso:

– quello pietistico dei missionari: sono i nostri fratelli deboli, hanno fame, aiutateci ad aiutarli.

– Quello delle Ong: Sono esseri umani come noi, non ce la fanno da soli, aiutateci ad aiutarli,

– Quello della cooperazione di stato: sono degli stati che non sono in grado di svilupparsi da soli, useremo soldi pubblici per aiutarli,

– Quello dell’ONU: alcuni stati membri non ce la fanno da soli, la banca mondiale, gli stati più ricchi li devono aiutare a svilupparsi,

– Quello del Fondo monetario e della Banca Mondiale: gli stati poveri hanno bisogno dei prestiti e dell’assistenza nostra per trovare una via verso lo sviluppo,

– Quello delle multinazionali: siamo in Africa perché non è in grado da sola di sfruttare le sue ricchezze,

– Infine con gli esodi, anche negli ambienti di estrema destra xenofoba cresce il discorso di chi dice: non devono venire qui da noi, aiutiamoli a casa loro.

Tutti vogliono aiutare l’Africa. L’unica che sembra non voler aiutarsi è l’Africa stessa.

La realtà che viene esclusa dalla narrazione post (neo) coloniale è il fatto che i flussi economici (legali e/o sommersi) dall’Africa verso il resto del mondo sono infinitamente superiori a quelli dei così detti aiuti. Non è l’Africa ad essere in debito con il mondo è il mondo che è in debito con l’Africa.

In principio ci fu la schiavitù

ci sono state le deportazioni di schiavi. Milioni di persone deportate con la forza verso le colonie del nuovo mondo. Milioni sono arrivati e altri milioni sono morti durante i viaggi.

Poi è arrivato il colonialismo, Il continente africano è stato diviso tra le maggiori potenze del momento: Gran Bretagna e Francia in testa ma anche Portogallo, Spagna, Olanda, Belgio, Germania e Italia. E’ con il colonialismo che appare il fenomeno delle carestie in Africa. Popolazioni intere espropriate dalle loro terre, coloni che possiedono da soli territori più grandi dei loro paesi di origine (no tra tanti il criminale, razzista e colonialista Cecil John Rhodes -1853-1902- che possedeva nella parte meridionale del continente territori più grandi di tutte le nazione dell’Europa occidentale), introduzione delle monoculture: caffè, canna da zucchero, banane, ananas, cacao, caoutchouc… a scapito dei prodotti di prima necessità. E’ con il colonialismo che si mette in campo il meccanismo della dipendenza alimentare dell’Africa. Il continente è costretto con la forza delle armi a produrre cose che non consuma e a consumare cose che non produce.

I sistemi socio politici tradizionali sono sistematicamente distrutti anche con l’imposizione di frontiere che tagliano in pezzi i popoli africani. In cambio viene messo in posto un sistema politico fantoccio e corrotto.

Continua….

Andare alla seconda parte

 

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