21 anni fa, in Algeria si assassinava il cantante Hasni

Qualche giorno fa ero seduto, in una rosticceria marocchina di San Salvario a Torino ad aspettare il mio panino. Per passare il tempo, tendo l’orecchio verso la piccola radio che il cuoco teneva in un angolo e sento una voce conosciuta. Una voce che passava spesso alla radio algerina quando ero ancora adolescente: Cheb Hasni.

Giusto per discutere un po’, dico al cuoco: “Quello che stai ascoltando è morto da più di venti anni ormai.”

Lui mi sembra imbarazzato, e come per scusarsi dice: La radiolina non è mia. L’ha lasciata il giovane che era di turno prima di me.

– Non c’è problema amico – dico io- ho detto così, solo per dire.

– Ma è vero- continua il cuoco- è morto da tempo ma molti lo ascoltano ancora. Che Dio mi perdoni, anche io una volta lo ascoltavo.

– E allora? – rispondo io, con tono un po’ infastidito- Cosa ha da perdonarti Dio? Io lo ascolto ancora e non chiedo perdono a nessuno.

– Niente, niente — dice il cuoco, di nuovo imbarazzato- ho detto solo così…

Hasni a me non piaceva, non piace e non piacerà mai, ma mi sono accorto che 20 anni dopo la sua morte, c’è gente che in qualche modo giustifica il suo omicidio e si vergogna di ascoltarlo. Ecco perché l’ho difeso e perché ho deciso di scrivere questo pezzo in sua memoria.

hasniIl 29 settembre 1994 veniva assassinato a Orano, in Algeria, Cheb Hasni. Hasni Chakroun, conosciuto come Cheb Hasni era un cantante algerino di musica Rai.

La musica Rai è conosciuta anche in Italia grazie alle voci di Khaled (Aicha, etc.) e di Mami (la voce orientale di “desert rose” di Sting). E basta. In Nord Africa, invece, il Rai è una vera e propria galassia. Nata nei bordelli della città di Orano, durante il periodo coloniale, questa musica per molto tempo è stata tabù. Anche perché spesso parla di cose proibite: sesso, alcool, droga… I suoi cantanti si fanno chiamare Cheb questo, Cheb quello. “Cheb” vuol dire giovane. Il prenome viene scelto per sottolineare la contrapposizione con i Cheikh (Vecchi o maestro) che cantano la musica tradizionale beduina e che scelgono solo poesie raffinate, di amore romantico o di temi morali o religiosi.

Alla fine degli anni settanta, il regime algerino comincia ad interessarsi a questa musica da vicino. I giovani cantanti di musica moderna algerina volevano seguire le orme della contest-song proveniente dalla cabilia (regione berberofona del Nord-est dell’Algeria), il Rai invece anche se porta in sé la voglia di trasgressione però la dirige non verso la lotta politica ma verso le scappatelle amorose e il consumo di hascisc. Alcuni cantanti Rai accettano di limare un po’ i loro testi togliendo le parolacce e le descrizioni troppo esplicite e così si aprono la porta alle radio nazionali. Prima la Chaine 3, il canale francofono. Quello che ha il pubblico più progressista e aperto. Poi poco a poco arriva anche al canale 1, quello in lingua araba classica, la lingua del Corano.

Poco a poco il nuovo genere musicale, che assomiglia molto alla neomelodica napoletana, sia nelle melodie sia nel contesto socio-culturale in cui nasce, prende sempre più spazio tra i giovani. In poco tempo diventa quasi egemonico e passa i confini dell’Algeria per invadere anche il Marocco e la Tunisia.

I Cheb e le Chebba (al feminile) sono decine, ma uno in particolare è considerato il Re indiscusso di questa nuova musica che si fa chiamare non più semplicemente Rai ma Pop-Rai: é il Cheb Khaled. Quello che poi nella carriera internazionale diventerà Khaled Tout-court. Ha una voce potente e malleabile nello stesso tempo. Riesce a interpretare un registro vasto di canzoni sia tradizionali che moderne. Per anni regna senza condivisione. Poi una sera del 1982 in Tv, alla finale della trasmissione Alhan wa Sciabab (Melodie e giovani), una trasmissione molto seguita dove si esibiscono giovani cantanti esordienti, un bambino di provincia, di appena nove anni, sceglie di eseguire un classico della musica oranese, molto difficile, che solo i maestri riconosciuti osano affrontare in pubblico: Yad El-morsam. Tutti si rendono conto che l’esecuzione del bambino è migliore di quella del Re Khaled. Una nuova stella è nata e da quel giorno il pianeta Pop-rai si divide in due emisferi: L’emisfero Cheb Khaled e l’emisfero Cheb Mami.

Qualche anno dopo, entrambi vengono notati dal mondo della world music e prendono il volo per investire la scena internazionale. In Algeria rimangono i “Cheb minori” ad occupare lo spazio.

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Un murale dedicato al cantante assassinato

Tra questi, uno si fa notare, più che per una voce eccezionale, per coerenza e assiduità al lavoro. Si chiama Cheb Hasni. E’ un ex calciatore nato e cresciuto nel quartiere popolare di Gambeta, a Orano. Ha un fisico e una faccia da pugile con il naso schiacciato. Non ha una ottima presenza scenica. Non ha una voce eccezionale, ma ha un metodo di lavoro particolare. Scrive e canta sempre testi sentimentali: amori disperati, amori traditi, amori impossibili, nostalgia dell’amato… La sua voce è fine e sembra un po’ lamentosa, lui la sfrutta nel modo giusto. Riprende in arabo dialettale tutti i successi internazionali della pop occidentale e orientale dell’epoca: Da Madonna a Julio Eglesias, Da Amru Diab a Mayada Hannaoui. Niente sfugge a Cheb Papagallo, come lo soprannomina Ryme, una famosa Dj della Radio Alger Chaine III. Ma Hasni come tutti quelli che sanno il loro talento limitato lavora tanto. Produce quantità enormi di canzoni. Una barzelletta di quelli anni racconta di una adolescente che entra dal venditore di cassette e chiede: Avete l’ultimo album di Hasni? – Quello di stamattina ce l’abbiamo – risponde il venditore- ma se aspetti un po’ arriva anche quello del pomeriggio.

Dopo un po’ di anni, Hasni diventa il cantante sentimentale per eccellenza in Algeria. Finalmente è consacrato re anche lui. “Le roi de la musique sentimentale” recitano i poster affissi nei negozi di cassette. Lo ascoltano tutti gli adolescenti e le adolescenti in calore, tutti gli innamorati, sopratutto quelli delusi, quelli disperati e quelli che si sono innamorati da lontano senza osare manifestarsi. E sono tanti, tantissimi.

Nel frattempo gli anni ottanta finiscono e cominciano gli anni novanta. Il nuovo decennio sembrava partito bene. Dopo 30 anni di partito unico, il paese si apre al pluralismo politico e culturale. Ma l’esperienza democratica dura poco. All’inizio del 1992 l’esercito ferma il processo elettorale e comincia la guerra civile. I gruppi di opposizione islamista radicali si armano e cominciano una ondata di terrore. Ma non uccidono solo militari e poliziotti. Vogliono intimidire la società e se la prendono con tutti i simboli della società laica che non vogliono più: Intellettuali laici, uomini di cultura, teatranti, pittori, musicisti… E Hasni per loro è un simbolo pericoloso perché va a pescare il suo pubblico nel loro terreno di caccia prediletto. Chi ascolta Hasni è in genere giovane e ha un basso livello culturale, il vivaio dell’integralismo.

La tomba di Cheb Hasni, diventata luogo di pellegrinaggio degli innamorati

Ma l’uccisione di Hasni invece di cancellarlo ne fece un idolo assoluto. 21 anni dopo la sua morte è ancora uno dei cantanti più ascoltati in Nordafrica.

Io non lo ascoltavo ieri e non lo ascolto oggi. Trovo le sue canzoni noiose. vuote. Ma mi sono sentito di difendere la sua memoria. Perché, come ho detto al cuoco di San Salvario: Il povero Hasni ci ha lasciato solo musica. Una montagna di musica. Di dubbia qualità, è vero. Ma non ha fatto del male a nessuno. Forse a qualche povero disperato ha fatto persino del bene. Ma quelli che l’hanno ucciso, cosa ci stanno lasciando? Cenere! Solo cenere. Stanno mettendo i nostri paesi a ferro e a fuoco!

Ecco perchè dico, come dicono i suoi nostalgici, con un lungo sospiro: Allaaaah yerrahmak ya Hesni. Dio ti dia la sua misericordia, Hasni.

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