torre01-rid.jpgIeri, domenica 2 ottobre, a Milano, scendevano , dopo 22 giorni di occupazione, i due immigrati che hanno occupato la torre di Piazzale Selinunte, Zona San Siro. Volevano attirare l’attenzione sulla situazione delle migliaia di vittime della famigerata sanatoria “colf e badanti” del 2009. Scendono dalla torre ma rimane il problema e rimane la necessità di continuare la lotta

Quasi due anni fa, il 17 ottobre 2009, a Roma, si svolgeva la prima grande manifestazione antirazzista in Italia in cui gli immigrati erano protagonisti di prima linea e non semplici comparse.

Pochi giorni dopo, da questo blog, e dalle pagine di Il Manifesto e di Carta, chiamavo (si ricomincia dall’immigrato ) il mondo della politica e della società civile italiane a non tenere più la questione dei diritti dei migranti nel cassetto, a non usarla solo per colorare i programmi politici, ma a considerarla come la madre di tutte le questioni. Perché è dal diritto dei più sprovvisti che comincia la lotta per i diritti di tutti. Un invito anche a non cercare di fagocitare i movimenti e le proteste dei migranti, ma a sostenere, affiancare, accompagnare… senza soffocare. Perché gnuno deve lottare per i propri diritti e nessuno li regala a nessuno.

Due anni dopo quella grande manifestazione, gli attivisti che l’hanno pensata e organizzata e che ambivano a fondare un grande coordinamento nazionale di comitati e collettivi di immigrati sono sparpagliati e non riescono più ad incontrarsi senza litigare. Molti hanno semplicemente smesso di lottare. I più ambiziosi sono stati in buona parte assorbiti da una miriade di grandi e piccoli organizzazioni e movimenti politici, grandi e piccoli sindacati. Arruolati chi con un misero stipendio di sportellista – venditore di tessere, chi con un altisonante titolo di “Responsabile Nazionale Immigrazione” di una organizzazione lillipuziana… Ma sempre con la stessa missione: portare il neonato movimento sotto il mantello dell’organizzazione politica o del sindacato in questione. Risultato:

un movimento frammentato. Come ogni cosa tirata fortemente in diverse direzioni, anche questo è scoppiato in mille pezzi.

Gli attivisti più dinamici e più carismatici si trasformano in semplici impiegati che mirano innanzitutto a sbarcare il lunario, creando, ognuno di loro, finti movimenti nazionali o locali affiliati.

La questione degli immigrati è quasi ritornata alla casella iniziale. Lo stato dei diritti peggiora. La mobilitazione è più bassa che mai. Ognuno cerca soluzioni individuali esponendosi a ricatti, truffe e sfruttamenti.

È in questo contesto che un gruppo di immigrati tra quelle migliaia di “truffati” del 2009 (sanatoria “colf e badanti”), ha deciso di fare una azione spettacolare per attirare l’attenzione sul loro problema mai risolto, facendo quello che chiamano “La Mossa della Torre”.

Due di loro, faccia coperta con passamontagna e attrezzati per rimanerci a lungo, sono saliti sulla torre di teleriscaldamento della A2A situata sul Piazzale Selinunte, in Zona San Siro, a Milano. Gli altri si sono organizzati in presidio permanente di sostegno sulla piazza sottostante. Poche tende, bandiere di varie nazionalità di “sfigati”, qualche slogan scritto a mano su un pezzo di lenzuolo. Una cucina da campo e una sonorizzazione che funziona una volta sì e un’altra no.

Avendo appreso la lezione della grande mobilitazione e straordinaria solidarietà che ha accompagnato le occupazioni dell’inverno 2010/2011 (Torre di Via Imbonati a Milano e soprattutto quella della gru di a Brescia), ma anche quella delle manipolazioni, tentativi di recupero e lotte di potere tra centri sociali, sindacati confederali e di base, piccoli leader immigrati…etc, i ragazzi di Piazza Selinunte hanno deciso di rifare una azione spettacolare nello stesso stile ma questa volta del tutto autogestita. Niente bandiere di partiti, niente sigle tranne quella del comitato stesso. Niente prime donne che litigano a chi prenderà il microfono delle tv per prima.

Una azione di lotta sincera, pulita, con le sue paure, i suoi dubbi e esitazioni, ma senza scontri evidenti, senza l’oscena lotta alla strumentalizzazione che h accompagnato l’azione di via Imbonati. Ma nello stesso tempo, una lotta in solitudine quasi totale. La lezione che ne prenderanno i ragazzi questa volta è che la gente si mobilità più facilmente per le bandiere che per i principi.

Lo spettacolo che accoglie chi va a trovare il Comitato di Sostegno alla Lotta di Piazzale Selinunte non è quello che regnava intorno alle proteste di Brescia e Milano di quest’inverno. Il presidio permanente è piccolo e raccolto. Due tre tende. Sembra un piccolo bivacco di senza tetto. Non vengono delegazioni da tutta l’Italia per portare solidarietà e sostegno. Non c’è nessuna assemblea nazionale sotto la torre. Non ci sono curiosi intorno. Niente camere video, niente fotografi, niente poliziotti… Non c’è quasi nessuno. Gli abitanti della zona stanno seduti sulle panchine vicine e guardano con indifferenza il gruppetto di attivisti e i pochi amici che li circondano. La vita tutta attorno si svolge tranquilla, routiniera, anche se di persone in attesa di regolarizzazione nel quartiere ce ne sono tante. La scelta del luogo è stata fatta anche su questa base.

Questo è il prezzo che gli attivisti della torre di Piazza Selinunte hanno scelto di pagare per la loro autonomia: la solitudine.

La solitudine del presidio non è dovuta soltanto al fatto che il gruppo ha scelto di vietare bandiere e sigle di movimenti. É proprio il momento attuale che per i senza documenti è davvero brutto. La grave crisi economica li rende ancora più mal visti da tutti. In primis, dagli immigrati regolari. Un tunisino, che conosco a San Salvario, me lo diceva chiaro e tondo: “li devono rimandare a casa! Cosa vengono a fare qui?” Qui in questa situazione, possono solo distruggere quel poco che noi, che siamo qua da decenni, siamo riusciti a costruire.”.

La sinistra parlamentare guarda con evidente interesse in direzione della Lega, unica forza politica in grado di far cadere il governo Berlusconi. Le dichiarazioni di Fassino alla festa della Lega a Torino, “Io non li voglio, i clandestini, sono per mandarli tutti a casa” (LINK), non lasciano equivoci: saranno loro l’osso da buttare al popolo leghista in caso di accordo.

Lo stato li fa pestare sia a Lampedusa che dentro i Cie e organizza delle vere e proprie deportazioni di massa nel silenzio quasi totale della società civile. Proprio un brutto momento.torre02-rid.jpg

È in questo clima che, ieri, domenica 02 ottobre, i due “occupanti” di Piazza Selinunte hanno deciso di scendere. Dopo più di 20 giorni di lotta solitaria, dopo lunghe riflessioni e aspre discussioni, hanno deciso di accettare l’invito a scendere fatto dal presidente del consiglio comunale milanese, Basiglio Rizzo e dell’assessore alle Politiche Sociali Pierfrancesco Majorino, con la promessa dell’apertura di un tavolo con la prefettura sulla questione dei “truffati”.

Un ben magro risultato. Ma certe volte bisogna anche saper fermarsi con dignità e non ostinarsi su una azione che non stava certo andando nella direzione giusta. C’è da fare un grosso lavoro di informazione e di mobilitazione, prima di prendere decisioni affrettate.

La situazione dei senza documenti è disastrosa e non fa che peggiorare di giorno in giorno. Lo stato li spreme in continuazione con sanatorie velate e falsi decreti flussi, che mirano più a riempire le casse delle enti di previdenza che a risolvere seriamente la questione del lavoro sommerso e della dignità dei lavoratori stranieri. Sono centinaia di migliaia, stabilmente residente in Italia da anni che non riescono ad uscire dalla clandestinità e dal cerchio dello sfruttamento in nero.

C’è un lavoro grosso da fare per risvegliare le coscienze di tutti s questo problema che rischia veramente di rendere più pesante una situazione già seriamente appesantita dalla crisi economica in corso.

C’è da fare tanto, e il gesto coraggioso e generoso dei ragazzi anonimi di Piazza Selinunte deve essere soltanto un inizio.